DOMANDE E RISPOSTE

1. Da che cosa dipende la qualità di un olio?

2. Come si fa a riconoscere un extravergine di qualità?

3. Come si raccolgono le olive?

4. Cosa significa "invaiatura"?

5. Dicitura "prima spremitura" è garanzia di qualità?

6. Che cosa vuol dire "pressato a freddo" o "'spremuto a freddo"? E' indice di maggiore qualità?

7. Che cosa e' un "Panel test"?

8. E' vero che l'olio Extravergine di oliva ingrassa di più rispetto all'olio di semi?

9. Qual è l'olio più adatto alla frittura? Cosa è il punto di fumo?

10. Che cos'è l'acidità? Cosa indica?

11. L'extravergine "italiano" è il migliore del mondo?

12. Cosa sono i "polifenoli"?

13. Che cos'è la "drupa"?

14. Cosa indica la parola "cultivar"?

15. Ho sentito parlare di "fiscoli", cosa sono?

16. L'aspetto dell'olio appare velato. Da che cosa dipende? Se velato può alterare la qualità dell'olio?

17. L’olio presenta dei puntini bianchi simili a farfalline, quest’olio fa male?

18. Come si conserva al meglio l'olio Extravergine di oliva?

19. Per la conservazione dell’olio è preferibile un formato grande o piccolo?

20. Perché il vostro Extravergine ha cambiato sapore ultimamente?

21. Il prodotto presenta una sedimentazione sul fondo. Da che cosa dipende?

22. L'olio ha un sapore rancido. Da che dipende?

23. Il colore dell'olio indica la maggiore o minore qualità dello stesso?

24. L'olio presenta un colore rossastro. Che significa?

25. L'olio è amaro e piccante; l'olio "pizzica in gola": cosa significa?

26. Perché non è riportato in etichetta il paese di provenienza dell'olio?

27. Come si legge il lotto di produzione in retroetichetta?

1. Da che cosa dipende la qualità di un olio?

Dipende da molteplici fattori quali la qualità delle olive, il grado di maturazione nel momento della raccolta, le modalità con cui le olive vengono conservate fino alla molitura, il periodo di tempo intercorrente fra la raccolta delle olive e la molitura, il tipo di estrazione utilizzato fino alle modalità di stoccaggio dell’olio. Ciascuno di questi fattori dovrà essere eseguito nel migliore dei modi per ottenere un olio extra vergine di qualità.

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2. Come si fa a riconoscere un extravergine di qualità?

La valutazione di un extra vergine di qualità può essere fatta direttamente dal consumatore per mezzo dei seguenti elementi:
- Un prezzo eccessivamente basso può essere indice di bassa qualità.
- L’etichetta deve riportare chiaramente la dicitura “olio extra vergine di oliva”, la ragione sociale e tutti i dati del produttore. Inoltre in retro etichetta deve essere indicato il lotto di produzione e la data di scadenza.
- La presenza di eventuali certificazioni di processo e di prodotto rappresentano una ulteriore garanzia per il consumatore.
- Altre diciture riferite all’acidità dell’olio, tipo “bassa acidità” o lo stesso valore dell’acidità non sono indicative. L’indicazione dell’acidità dell’olio avrebbe senso solo se associata ad altri valori analitici ed organolettici.
-Fondamentale per valutare la qualità di un olio è l’assaggio. L’odore deve presentare un fruttato di oliva e deve essere più o meno piccante ed amaro. Nel complesso odore e sapore dell’olio devono essere piacevoli ed equilibrati.

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3. Come si raccolgono le olive?

Per ottenere un buon olio extra vergine di oliva è fondamentale che le olive vengano raccolte dall’albero. Per farlo oggi si utilizzano sia sistemi manuali che sistemi meccanizzati.
I sistemi manuali sono quelli che meglio preservano sia la pianta che le olive e sono:
La “brucatura” cioè la raccolta dei frutti con le mani o con l’ausilio di pettini e di rulli anche meccanici.
La “bacchiatura” che prevede l’utilizzo di bastoni che vengono usati per percuotere i rami provocando la caduta delle olive su delle reti che vengono predisposte alla base dell’albero. Questo sistema permette di triplicare l’efficacia in termini di quantità rispetto alla brucatura. Tuttavia questo sistema causa la caduta di molti rametti danneggiando quindi la pianta.
La “raccolta da terra” che viene utilizzata prevalentemente con alberi secolari e quindi di dimensioni notevoli, tali da rendere impossibile la raccolta con altri sistemi, consiste nella raccolta delle olive una volta cadute. Tuttavia la qualità di tali olive e bassa in quanto le olive cadute sono già troppo mature e vengono a contatto con il terreno. Di conseguenza gli oli che si ottengono da tali olive sono di bassa qualità.
I metodi meccanici consistono nella “squotitura dell’ulivo”. Si utilizza una grande pinza meccanica, montata su trattori. Tale pinza viene applicata direttamente al tronco o, a seconda delle dimensioni degli alberi, ai rami, e imprimendo una vibrazione induce la caduta delle olive in apposite reti poste alla base dell’albero o collegate allo stesso trattore.

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4. Cosa significa "invaiatura"?

Il termine “ivaiatura” si riferisce all’aspetto della drupa (oliva), ossia alle varie fasi di cambiamento di colore della stessa che corrispondono all’evoluzione della maturazione del frutto. Tale indice visivo è utilizzato per stabilire il momento in cui è opportuno procedere alla raccolta delle olive. Questo si ha quando la quantità di olio che è possibile ottenere è massima, senza che si abbia un decadimento delle caratteristiche organolettiche. Utilizzando l’indice di invaiatura è possibile stabilire in modo sufficientemente corretto quando tale momento sia giunto.

A tale scopo è stato formulato un “indice di invaiatura”. Viene attribuito un numero indice per ogni classe di colore, come da tabella seguente:
• Olive con epidermide verde intenso e verde scuro
• Olive con epidermide gialla o verde giallognola
• Olive con epidermide giallognola con macchie rossastre
• Olive con epidermide rosastra o violetto chiaro
• Olive con epidermide nera e polpa totalmente verde
• Olive con epidermide nera e polpa violetta fino a metà
• Olive con epidermide nera e polpa violetta fino al nocciolo
• Olive con epidermide nera e polpa totalmente scura
In linea di massima, a seconda del tipo di qualità di olive e di zona, il periodo di invaiatura indicato per la raccolta, sulla base di tale indice, è quello che va dal 3 al 5.

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5. Dicitura "prima spremitura" è garanzia di qualità?

No! La scritta “olio di prima spremitura” non ha più alcun significato poiché tutti gli oli extra vergini oggi derivano da una prima e unica spremitura. Questa dicitura aveva un significato decine di anni fa, quando non esistevano ancora le presse idrauliche che raggiungono 600 atmosfere. Le presse erano azionate da forza umana o animale, per cui per estrarre tutto l’olio erano necessarie due o tre pressature precedute da altrettante gramolazioni. Per cui allora la prima spremitura era certamente di qualità migliore. Tale distinzione, con l’introduzione delle presse idrauliche, è divenuta anacronistica. Rimasta nell’immaginario del consumatore, il legislatore comunitario ha preferito assecondare tale credenza piuttosto che fare una corretta informazione e divulgazione. Tra l’altro l’estrazione tradizionale, a presse, sembra destinata a scomparire. E’ un sistema che presenta notevoli svantaggi se rapportato a quello per centrifugazione. Richiede infatti molta più manodopera, un controllo più attento del processo che più difficilmente può essere monitorato con strumenti tecnologici all’avanguardia, una gestione più difficoltosa delle condizioni igenico-sanitarie ottimali. Se non bastasse, i fiscoli, o diaframmi filtranti, che separano strati di pasta, sono destinai a deteriorarsi rapidamente e si prestano anche a trasferire eventuali connotati negativi a partite che seguono quella difettata.

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6. Che cosa vuol dire "pressato a freddo" o "'spremuto a freddo"? E' indice di maggiore qualità?

No! Non è assolutamente indice di maggior qualità del prodotto. Tale dicitura indica esclusivamente uno dei metodi di estrazione (presse: sistema tradizionale per pressione) ma non certamente la qualità. La qualità non è garantita perché se si pressano a "freddo" olive difettose si otterrà un extravergine "pressato a freddo" ma di cattiva qualità! Tra l’altro l’estrazione tradizionale, a presse, sembra destinata a scomparire. E’ un sistema di estrazione che presenta notevoli svantaggi se rapportato a quello per centrifugazione. Richiede infatti molta più manodopera, un controllo più attento del processo che più difficilmente può essere monitorato con strumenti tecnologici all’avanguardia, una gestione più difficoltosa delle condizioni igenico-sanitarie ottimali. Se non bastasse, i fiscoli, o diaframmi filtranti, che separano strati di pasta, sono destinai a deteriorarsi rapidamente e si prestano anche a trasferire eventuali connotati negativi a partite che seguono quella difettata.

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7. Che cosa e' un "Panel test"?

E' un esame olfattivo e gustativo del prodotto eseguito da un gruppo di almeno 8 assaggiatori PROFESSIONISTI che, durante l'assaggio di un olio, memorizzano il tipo e l'intensità dei pregi e difetti e ne riportano i risultati in un'apposita scheda dove sono raggruppate le sensazioni di pregio (fruttato,amaro, piccante) e quelle negative o difetti (avvinato, muffa, terra, riscaldo, rancido e morchie). Perché un olio sia classificabile come “extra vergine di oliva” la mediana dei difetti deve essere pari a zero. Tuttavia, il nuovo metodo di valutazione organolettica dell’olio di oliva vergine, modificato dal COI (Consiglio Olivicolo Internazionale) nel 1996, ha lo scopo di classificare, sulla base della presenza o meno di difetti e della intensità di questi, gli oli vergini di oliva in “extra vergini”, “vergini” e “vergini lampanti”. Quindi tale metodo, a differenza del precedente, introdotto sempre dal COI nel 1987 e modificato nel 1991, da molto meno spazio ai pregi e si concentra sulle difettosità.

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8. E' vero che l'olio Extravergine di oliva ingrassa di più rispetto all'olio di semi?

No, tutti i grassi sia quelli di origine animale che vegetale danno al nostro organismo lo stesso apporto calorico pari a 9 Kcal per 1 gr. Ma l' Extravergine è migliore degli altri per il tipo di grassi in esso contenuti.

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9. Qual è l'olio più adatto alla frittura? Cosa è il punto di fumo?

L'olio di oliva, grazie alla presenza di acidi grassi meno instabili di quelli presenti negli oli di semi, è ideale per le fritture, poiché la sua temperatura critica è nettamente superiore alla temperatura abituale di frittura degli alimenti. Tutti gli oli a temperatura elevata e in presenza di ossigeno atmosferico subiscono un'accelerazione del fenomeno di ossidazione, tanto più accentuato quanto maggiore il grado di insaturazione, mentre risulta ritardato dalla presenza di sostanze antiossidanti. Gli ac. grassi polinsaturi in queste condizioni sono altamente instabili, si ossidano velocemente formando radicali liberi o polimerizzando; tra tutti gli oli solo quello d'oliva, ricco soprattutto di monoinsaturi (più stabili) e di sostanze antiossidanti, reagisce meglio all'attacco combinato dell'ossigeno e delle alte temperature. Ogni grasso ha un suo punto di tolleranza, chiamato punto di fumo o temperatura critica, dopo il quale il glicerolo contenuto negli acidi grassi si decompone in acroleina, sostanza molto dannosa (p.es. per il fegato).

I PUNTI CRITICI DEGLI OLI E GRASSI: Temperatura critica
• PALMA 240° c
• ARACHIDE 220° c
• OLIVA 210° c
• TEMPERATURA IDEALE DI FRITTURA 170/180° c
• STRUTTO, COCCO 180° c
• GIRASOLE, SOIA 170° c
• VINACCIOLO, COLZA, MAIS 160° c
• MARGARINA 150° c
• BURRO 110° c

Come si vede olio di oliva ha una temperatura critica maggiore di quella ottimale di 170/180°c per ottenere una frittura perfetta. Strutto, cocco, girasole, soia, vinacciolo, colza (ovvero semi vari), mais, margarina e burro hanno invece una temperatura critica inferiore e quindi sono meno adatti per le fritture. Come si vede dalla tabella l'arachide ed il palma hanno una temperatura critica superiore, e quindi resistono meglio, tuttavia tali grassi sono ricchi di acidi grassi saturi, che da un punto di vista nutrizionale hanno l'effetto di intasare le arterie favorendo la formazione di trombi, cause di malattie quali l'ateriosclerosi, le trombosi cerebrali e l'infarto. Rispetto all'olio di oliva, l'olio extravergine ha un punto critico leggermente superiore, tuttavia cuochi esperti e massaie avvedute preferiscono senz'altro l'olio di oliva, in quanto il sapore intenso dell'extravergine aggiunge alla frittura un gusto così intenso da "coprire" il gusto delicato dell'alimento, dando l'impressione di un fritto "untuoso" e non asciutto. Inoltre il colore intenso dell'extravergine conferisce alla frittura un colorito scuro, meno gradito rispetto a quello dorato tipico della frittura.

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10. Che cos'è l'acidità? Cosa indica?

E' la percentuale di acidi grassi liberi presenti nell'olio ed indica la maggior o minore degradazione delle olive da cui è ottenuto, tanto è minore tanto più le olive erano in buono stato. L'acidità dell'olio non è percepibile al gusto ma può essere misurata solo con un'analisi chimica. Non è quindi da confondere il pizzicore tipico do oli freschi e sani con l'elevata acidità.
Comunque l’acidità degli oli extra vergini di oliva.

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11. L'extravergine "italiano" è il migliore del mondo?

Non è vero che tutto l’olio Italiano solo perché prodotto in Italia sia buono ne tantomeno tutto l’olio italiano sia il più buono del mondo. È vero invece che ci sono alcune zone, principalmente in Puglia in Sicilia in Umbria in Toscana etc. dove, grazie alla presenza di particolari cultivar autoctone e grazie a condizioni ambientali e microclimi particolari (aria, terra, etc.) ed al rispetto dello stato dell’arte di ogni fase che porta alla produzione di un ottimo olio extra vergine, si ottengono oli extravergini che sono il “meglio” della produzione mondiale. Nelle stesse zone, ove non vengano rispettate tutte le regole che è necessario osservare per ottenere un buon olio, si ottengono oli di scarsa qualità, e quindi con difetti più o meno intensi. Di contro, ovunque nel mondo vengano rispettate tutte le regole (coltivazioni razionali in cui i trattamenti per evitare attacchi di parassiti e funghi vengano effettuati in modo limitato alle reali necessità, raccolta delle olive al giusto grado di maturazione in modo che queste restino sane, stoccaggio delle olive in luoghi adatti ed in cassette areate, estrazione dell’olio nel giro di poche ore dalla raccolta con moderni impianti in continuo, corretto stoccaggio dell’olio in serbatoi igienici ed a temperatura controllata) otterremo un ottimo olio extra vergine.
Potremmo dire che solo il 30-40% degli oli prodotti in Italia possono essere definiti di buona qualità ed esenti da difetti. Il 60-70% presenta invece difetti più o meno intensi.
Ovunque nel mondo si rispettino tutte le regole per la produzione di un buon olio extra vergine, si otterrà un buon prodotto. L’origine geografica di un olio non è quindi mai una garanzia di qualità. Vi sono delle aree geografiche, non solo in Italia, ma in tutto il mondo in cui tradizionalmente vi è una maggiore cultura olearia, che porta al rispetto di tali regole, e nelle quali statisticamente gli oli prodotti sono di migliore qualità. L’olio sarà buono solo se fatto a regola d’arte.

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12. Cosa sono i "polifenoli"?

Sono delle sostanze antiossidanti che al pari ed anche più della vitamina E, rallentano l'ossidazione ovvero l'invecchiamento delle cellule del nostro organismo. Hanno un sapore leggermente amaro e pungente che caratterizza gli oli di elevata qualità, sono distribuiti in larga misura in natura oltre che nell'olio, nella frutta e specialmente nella buccia dell'uva dove sono responsabili anche della sua colorazione.

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13. Che cos'è la "drupa"?

E' il frutto dell'olivo, a forma ovoidale, formata, dall'esterno verso l'interno, da epicarpo o epidermide(buccia), endocarpo(polpa) e nocciolo.

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14. Cosa indica la parola "cultivar"?

Vocabolo che definisce la varietà(razza) di una pianta di olivo della specie Olea Europea. In Italia ne esistono oltre 700 tipi.

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15. Ho sentito parlare di "fiscoli", cosa sono?

I fiscoli sono dei supporti a forma di disco con un buco al centro che vengono utilizzati in impianti di estrazione tradizionali discontinui (presse idrauliche), anticamente tali dischi formavano una tasca che veniva riempita della pasta delle olive. Su tali dischi viene oggi distribuita la pasta delle olive appena schiacciate dalle macine. Una volta cosparsi della pasta di olive tali dischi vengono impilati e pressati fino a 600 atmosfere, provocando la fuoriuscita del olio misto ad acqua.
Il materiale usato una volta era la iuta; oggi è il nylon. Comunque l’estrazione tradizionale, a presse, sembra destinata a scomparire. E’ un sistema che presenta notevoli svantaggi se rapportato a quello per centrifugazione (impianti in continuo). Richiede infatti molta più manodopera, un controllo più attento del processo che più difficilmente può essere monitorato con strumenti tecnologici all’avanguardia, una gestione più difficoltosa delle condizioni igenico-sanitarie ottimali. Se non bastasse, i fiscoli, o diaframmi filtranti, che separano strati di pasta, sono destinai a deteriorarsi rapidamente e si prestano anche a trasferire eventuali connotati negativi a partite che seguono quella difettata.

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16. L'aspetto dell'olio appare velato. Da che cosa dipende? Se velato può alterare la qualità dell'olio?

Tutti gli oli extra vergini sono originariamente torbidi. Ciò dipende dal fatto che gli oli appena franti contengo ancora dell’umidità e dei residui di polpa. Quindi il fatto che un olio si presenti velato non è legato alla qualità dell’olio ma è solo una questione estetica. È discrezione del imbottigliatore se filtrare o meno gli oli. Atraverso la filtrazione viene, per buona parte, eliminata quella umidità e vengono trattenuti i residui di polpa. La filtrazione è un processo esclusivamente meccanico, quindi non altera in alcun modo la natura dell’olio. Sempre a discrezione del confazionatre, oltre al processo di filtrazione, gli oli possono essere sottoposti al processo di brillantatura, cioè al passaggio dell’olio attraverso una carta filtrante, e questo al solo scopo di rendere gli oli ancora più limpidi e brillanti. Alcuni dei nostri prodotti come il FRUTTATO ORO e il nostro olio extra vergine SELEZIONE ORO, non sono filtrati ma esclusivamente decantati.
Tuttavia, a causa della presenza negli oli non filtrati di una piccola quantità di umidità, è consigliabile consumarli più rapidamente, in quanto l’umidità contribuisce a far sì che essi si deteriorino un po’ più rapidamente degli oli filtrati.

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17. L’olio presenta dei puntini bianchi simili a farfalline, quest’olio fa male?

No. La presenza di grumi solidi (simili a farfalline o batuffolini di colore molto chiaro) indica che l'olio è stato conservato a basse temperature e si è gelato. Ciò non ne altera assolutamente la qualità anzi è garanzia di una conservazione "al riparo dal calore". Mantenendo la bottiglia nell'ambiente caldo della cucina, l'olio tornerà fluido.

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18. Come si conserva al meglio l'olio Extravergine di oliva?

Come riportato sulle retroetichette delle confezioni, và conservato al riparo dalla luce, al fresco e soprattutto "ben tappato".

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19. Per la conservazione dell’olio è preferibile un formato grande o piccolo?

Contrariamente a quanto spesso si ritiene, per la conservazione dell’olio e preferibile utilizzare formati più piccoli (1 Lt. o anche meno, 500 ml o 250 ml). Questo perché per consumare i formati più grandi occorre più tempo, durante il quale la confezione (per esempio da 5 Lt. o più) resta dimezzata e l’olio che vi è contenuto per lunghi periodi di tempo resta a contatto con una considerevole quantità di ossigeno il quale, rapidamente, contribuisce alla ossidazione e all’irrancidimento dell’olio. Nei formati più piccoli questo avviene in misura minore, proprio perché l’olio si consuma più rapidamente.

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20. Perché il vostro Extravergine ha cambiato sapore ultimamente?

L'olio, così come il vino, ed altri prodotti "non industriali" ha caratteristiche diverse da annata e annata, inoltre durante l'anno, con il suo invecchiamento tende ad addolcirsi. Anche le condizioni di siccità di un'annata possono influire nell'accentuare il gusto amaro di un olio! Inoltre tra una bottiglia di olio confezionata in ottobre ed una confezionata in novembre o dicembre vi è certamente una differenza nella freschezza quindi nel gusto, poiché a novembre dicembre arrivano gli oli della nuova produzione, quindi più freschi e vivaci. Probabilmente quindi le differenze riscontrate, sono dovute a quanto sopra.

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21. Il prodotto presenta una sedimentazione sul fondo. Da che cosa dipende?

In alcuni casi l'olio imbottigliato "non filtrato" come per esempio in nostro FRUTTATO ORO, con le escursioni termiche durante lo stoccaggio sedimenta sul fondo in modo abbastanza compatto. Il prodotto non presenta alcun problema.

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22. L'olio ha un sapore rancido. Da che dipende?

Solitamente l’odore di rancido (che ricorda l’odore che si sente aprendo un pacchetto di patatine fritte) è dovuto al processo di ossidazione dell’olio di oliva ed è accompagnato dalla comparsa nell'olio di una tonalità di colore tendente al rosso-arancio. La preghiamo pertanto di verificare che il sapore che Lei definisce rancido, non sia invece la sensazione di leggero amaro e piccante presente in tutti gli oli di qualità, che derivino da olive fresche e immediatamente molite in frantoio. Eventuali difetti di rancido possono dipendere dalla modalità di conservazione del prodotto; a volte è sufficiente che per qualche giorno il prodotto venga a contatto con la luce diretta del sole che si abbia un suo invecchiamento accelerato. In questo caso La preghiamo di far presente la cosa al negoziante, chiedendo la sostituzione del prodotto.

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23. Il colore dell'olio indica la maggiore o minore qualità dello stesso?

Gli oli extravergini di oliva hanno naturalmente un colore che può variare e tendere maggiormente al verde o al giallo. Ciò dipende dal fatto che per natura gli oli extra vergini contengono pigmenti in di colore verde e giallo in quantità variabile. Nel caso in cui prevalga il contenuto di pigmenti gialli, l’olio avrà un colore con riflessi più dorati, nel caso in cui prevalga il contenuto pigmenti verdi, l’olio avrà un colore con riflessi tendenti al verde. Quindi la variabilità del colore dal verde intenso a quello tenue in cui prevale la colorazione gialla non è in alcun modo collegata alla qualità, sia chimica che organolettica. Il colore e quindi il prevalere del verde o del giallo può dipendere da molti fattori, come le cultivar e la zona di provenienza, il grado di maturità del frutto, o il tipo di impianto di estrazione o da come l’impianto venga utilizzato. Per tutte queste ragioni, e poiché il colore di un olio, come si è visto, può dipendere da molteplici fattori, consigliamo di non basare la scelta sul colore. Si pensi che anche gli assaggiatori utilizzano bicchieri colorati (di vetro blu o marrone) per evitare di essere influenzati dal colore all’atto dell’assaggio.
Soltanto la presenza di riflessi rossastri indica che l'olio si e' deteriorato perché non e' stato conservato al riparo dalla luce.

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24. L'olio presenta un colore rossastro. Che significa?

Quando l’olio si presenta rosso vuol dire che si è deteriorato. Ciò è indice del fatto che l’olio è stato esposto a fonti di calore e alla luce diretta e che la clorofilla, naturalmente contenuta negli oli extra vergini, dal verde decomponendosi sia virata al marrone, dando all’olio la colorazione rossastra . L’olio extra vergine è un po’ come un frutto la cui buccia con la maturazione imbrunisce. La luce diretta ed il calore accelerano in modo esponenziale la maturazione del frutto e ciò è accompagnato anche da una alterazione e ad un degrado organolettico. E sufficiente che un olio extra vergine sia esposto per qualche ora al calore ed alla luce del sole perché esso diventi rosso e irrancidisca.

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25. L'olio è amaro e piccante; l'olio "pizzica in gola": cosa significa?

Il leggero piccante ed amaro è una caratterista degli oli di qualità, ottenuti da olive fresche raccolte dall’albero e frante nel giro di poche ore. Insieme al fruttato di oliva, l’amaro ed il piccante sono le sensazioni annoverate fra le caratteristiche positive nella valutazione organolettica di un olio extra vergine nei panel test (vedi che “cos’è un panel test).
Amaro e piccante sono dovuti agli antiossidanti naturali presenti nell’extravergine, i polifenoli, che oltre a proteggere l’olio stesso dall’ossigeno, svolgono una potente azione antiossidante anche sul nostro organismo. Infatti nei nostri migliori prodotti come il “Fruttato oro” e la “Selezione oro” tali sensazioni sono più spiccate proprio. Tali sensazioni di fruttato di Oliva, di piccante e di amaro, come è ovvio, si ritrovano assaggiando un oliva raccolta dall’albero al giusto grado di invaiatura.
Quando l’oliva matura queste sensazioni man mano si affievoliscono, e anche gli oli da esse ottenute saranno meno profumati piccanti ed amari.

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26. Perché non è riportato in etichetta il paese di provenienza dell'olio?

Perché non è assolutamente un parametro che determina la qualità del prodotto. La legge che permette la dichiarazione in etichetta della nazione di provenienza dell'olio (italiano, comunitario, extracomunitario) non pone alcun parametro restrittivo di qualità, tanto è vero che la dicitura 100% italiano può essere applicata anche ad oli di qualità "vergine", ovvero una qualità inferiore all'extravergine. Citare con enfasi la "italianità" del prodotto non dà al consumatore nessuna garanzia che quell'olio sia migliore di un altro. In questa situazione caotica, la PANTALEO ha scelto di non vantare l'italianità dei suoi prodotti, ma di indicare in etichetta alcuni parametri oggettivi sui quali il consumatore può "misurare" la qualità dei nostri prodotti, ovvero il grado di acidità e le caratteristiche organolettiche.

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27. Come si legge il lotto di produzione in retroetichetta?

Il lotto di produzione sulle nostre etichette si interpreta nel modo seguente:
- Le prime cifre ad es. “10:30” rappresentano l’ora ed i minuti del momenti in cui la bottiglia è stata confezionata.
- La lettera “L” precede il codice identificativo ed è sempre presente
- I due numeri che seguono, ad es “08” sono invece le utime due cifre dell’anno di produzione. Nel caso dell’esempio l’anno di produzione è il 2008.
- I tre numeri che seguono, ad es “070”, sono il numero del giorno dell’anno in cui la bottiglia è stata confezionata. Questo numero quindi andrà da “001” a “365” o “366”, a seconda che l’anno sia bisestile o meno. Quindi lo “001” corrisponde al “1 gennaio” e “365” corrisponde al “31 dicembre”.
- I tre caratteri seguenti, ad es. “A09” è il codice alfanumerico del prodotto ed ad esso sono collegate le informazioni di rintracciabilità di tutto i materiali che compongono la bottiglia e soprattutto dell’olio che vi è contenuto.
- Il fine compare la data di scadenza, ad es. “31/05/2009”.
Il codice Lotto nel suo insieme ci consente, in caso di segnalazione di qualunque anomalia da parte di un nostro cliente, di risalire all’operatore che ha confezionato la bottiglia in questione, di risalire a tutti i controlli effettuati e ai materiali utilizzati per e durante la produzione e di identificare in modo univoco lo stesso olio.

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